giovedì 17 Aprile 2014

“Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mt 22, 39)

pqne Anna, in cerca di lavoro, mamma sola con due figli da mantenere; la famiglia di Giovanni, sfrattata perché non più in grado di pagare l’affitto; Carlo ancora alle prese con problemi di dipendenza, Hamid fuggito dall’Afghanistan dopo aver subito interrogatori e torture; Manuela preoccupata per il rinnovo del permesso di soggiorno dopo aver perso il lavoro a causa del decesso della persona che stava assistendo; la famiglia di Renato, in difficoltà per le spese mediche necessarie per la cura del figlio gravemente malato; Ibrahim in fuga dalla Siria martoriata dalla guerra civile; Maria, da anni soggetta a depressione e Marco da tanto in stato di disagio psicologico; Sandro, da troppi anni sulla strada. Un lungo elenco che potrebbe continuare, per descrivere le tante fragilità ed i tanti problemi vissuti da persone sole e da famiglie. Così come delle loro speranze, che la chiesa vuole condividere, come ribadito durante il Concilio nella Gaudium et Spes: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.”
Ed il comandamento: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mt 22, 39), uno degli insegnamenti fondamentali del Vangelo ed alla base della Dottrina sociale della chiesa, ci interpella quotidianamente, nelle nostre relazioni e nel nostro lavoro. Tra i principi della Dottrina Sociale della Chiesa vi è infatti quello della solidarietà, da cui trarre ispirazione, forza, energia, per affrontare le fragilità che ciascuno vive, e per impegnarci nell’essere attenti a quelle di chi incontriamo, frequentiamo, o di chi è lontano da noi ma nostro fratello in umanità. Solidarietà che è “principio sociale e virtù morale” (n. 193), da seguire perché siamo chiamati a “trasformare la realtà sociale con la forza del Vangelo“, ad essere “uomini resi nuovi dall’amore di Dio (…) capaci di portare pace dove ci sono conflitti, di

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costruire e coltivare rapporti fraterni dove c’è odio, di cercare la giustizia dove domina lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Solo l’amore è capace di trasformare in modo radicale i rapporti che gli esseri umani intrattengono tra loro. Inserito in questa prospettiva, ciascun uomo di buona volontà può intravedere i vasti orizzonti della giustizia e dello sviluppo umano nella verità e nel bene.“ (n. 4)

E’ necessario l’impegno di ciascuno singolarmente, ma anche collettivamente, attivandosi in associazioni o nella propria comunità, o nelle istituzioni, perchè la più alta forma di carità è la politica.“Per rendere la società più umana, più degna della persona occorre rivalutare l’amore nella vita sociale — a livello politico, economico, culturale —, facendone la norma costante e suprema dell’agire” (n. 582). Per non dimenticare Anna, Giovanni, Carlo, Hamid, Manuela, Renato, Ibrahim, Maria, Marco, Sandro,…

di Maurizio Marmo – See more at: http://diocesi.riviera24.it/articoli/2014/04/15/174691/la-dottrina-sociale-della-chiesa-e-un-vasto-lavoro-che-e-dettato-dallamore#sthash.6FDbTeaR.dpuf

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