Casa Papa Francesco
S.ta San Pietro 14, Sanremo
lunedì 20 Giugno 2011

Da fr. Luciano:le ultime annotazioni prima del rientro

Settemila isole di cristiani

Una ragazza sale sulla corriera e prima di cominciare il viaggio si fa il segno di croce; passando davanti ad una chiesa diversa gente si segna; sei al supermercato e senti in filodiffusione la recita dell’Angelus o la preghiera alla Divina Misericordia. E questo non disturba e non stupisce. Inizio richiamando queste manifestazioni di pietà per cercare di rispondere ad una domanda che mi è stata fatta sulla pratica religiosa dei Filippini. Se sono più o meno  “fedeli” degli italiani; se prendono in mano la Bibbia; se nella vita traducono ciò a cui credono.

Avverto, però, che i miei sono solo appunti limitati ad una zona e ad un tempo specifici di osservazione. Anche se si può, comunque, indovinare almeno un pezzo dell’anima di questo popolo.

La prima croce fu tracciata nelle Filippine il 14 aprile 1521 col battesimo di Humabon uno dei re locali, una settimana dopo l’arrivo di Magellano. La fede cristiana fu un’offerta da parte dell’esploratore e non venne imposta. Un po’ alla volta, con l’arrivo degli spagnoli, che governarono l’arcipelago (7200 isole) per 300 anni la cristianità attecchì. Come successe in altre parti le radici si piantarono su un terreno che aveva già le sue tradizioni, anche religiose. E si sa che questo origina delle commistioni capaci di durare per secoli e di riemergere in svariati modi. Come a dire che la fede pura non esiste ma c’è una fede che si incarna nella storia e nelle storie. Sicuramente è importante salvaguardare ciò che caratterizza il Vangelo di Cristo e la peculiarità della sua Chiesa. Ma non solo nel sud est asiatico!

Si può dire che siamo di fronte ad una cristianità giovane, non adolescente ma nemmeno attempata come quella europea. Non ha ancora compiuto 500 anni, tanti di per sé ma un quarto dei 2000 che costituiscono il nostro patrimonio. Un dato, questo, da tenere in conto. Qualcuno, provocatoriamente, mi ha detto: “Sono naturalmente buoni ma non ancora cristiani”. Rimango perplesso perché può esserci del vero in quanto la stratificazione religiosa non ha uno spessore antico. Ma nello stesso tempo è indubitabile che i giovani virgulti hanno più vitalità dei rami nodosi.

C’è poi un dato di “strategia ecclesiale interessante”. In Asia vive il 60% della popolazione mondiale e circa l’85% dei non cristiani. Sempre in Asia solo il 4,5% del totale della popolazione è cristiana e meno del 3% degli abitanti sono cattolici. Ora, la Chiesa delle Filippine, assieme a Timor Est, si trova in una posizione unica. Nelle Filippine con 97.000.000 di abitanti, circa, il 94% della popolazione è cristiana e, di questa, l’82% è cattolica. In Timor Est, 947.000 abitanti, il 97% sono cattolici. Risulta che, di fatto, il 63% di tutti i cattolici dell’Asia si trova nelle Filippine e in Timor Est.

Perciò di tutti i cattolici in Asia (meno del 3% della popolazione) solo poco più dell’1% di loro vive fuori dalle Filippine e da Timor Est. Tutta una serie di numeri per chiarire come questo paese ha un’importanza rilevante per la cattolicità nel continente asiatico. Una possibile testa di ponte per la vicina Cina dalle potenzialità enormi e un caposaldo in un universo spirituale dalle connotazioni diversificate. Sì, perché c’è una spiritualità connaturata nell’indole di questa gente. Un rimando al soprannaturale fatto anche di fideismo e fatalismo ma che tiene in conto la dimensione verticale dell’esistenza. Sarà la semplicità di vita che spesso si coniuga con la povertà; sarà la necessità di dare un perché al quotidiano dagli orizzonti sempre uguali che favoriscono un “af-Fidar-si”, più del cuore (sentito) che della mente (pensato). Sta di fatto che non ci sono barriere psicologiche, infrastrutture mentali che rimuovono, problematizzano o impediscono di essere credenti. Questo non vuol dire, automaticamente, diventare praticanti.

A supporto di questa “tesi” ancora i dati: il 12% della popolazione filippina è composta da cristiani (non cattolici) che si dividono in una moltitudine di chiese. E’ impressionante vedere nello spazio di qualche chilometro nella città o in isolati barangay (distretti, villaggi) le varie appartenenze: dalla chiesa metodista a quella avventista; dalla chiesa del “Settimo giorno” alla “Iglesia ni Cristo” (versione locale di un credo apocrifo); dai “Figli di Dio” agli “Anabattisti”, più i Mormoni, i Testimoni di Geova e altri ancora. E il 5% è di fede musulmana sovente con piccole ma visibili moschee. Poi buddisti e fedeli delle spiritualità della Cina. Si può dire che l’intera popolazione “crede”.

Due i momenti chiave della cattolicità: Natale e Pasqua. Al primo non ero presente ma mi dicono che la novena di preparazione riempie le chiese. Alle quattro della mattina i fedeli si riuniscono per la preghiera e per essere sicuri di trovare posto occorre arrivare in anticipo. Per qualcuno rimane uno dei pochi appuntamenti dell’anno, poi la frequenza si ritira nel privato. Non certo una novità.

La settimana santa, invece, l’ho vissuta di persona in una parrocchia alla periferia di Davao. Una organizzazione puntuale e collaudata scandisce la domenica delle Palme e il triduo pasquale con una vena folcloristica che non guasta perché contenuta e in linea con la celebrazione. Siamo qui distanti dalla “spettacolarizzazione” di gente che si fa realmente crocifiggere con chiodi che entrano nei palmi e dove il sangue è tale. Come da noi, alcuni luoghi propongono versioni “più vive” del triduo pasquale.

Rimango impressionato dalla folla del Venerdì santo. Alle quattro della mattina inizia la Via Crucis con un intero popolo, uomini e donne, giovani e bambini che per quattro ore percorre un lungo tragitto per toccare le cappelle della parrocchia. Canti, preghiere e stringata drammatizzazione per ogni “stazione”. Il pomeriggio del sabato santo un’altra processione per portare il Cristo morto e la Madonna in lutto a tutto il territorio. Poi, in chiesa si svolgono le varie celebrazioni liturgiche.

Il mattino della domenica di Pasqua, molto prima dell’alba alle tre e mezzo, c’è il “Sugat” e mi aspetto una presenza modesta ma scopro il piazzale antistante la chiesa gremito all’inverosimile. E’ buio profondo ed è difficile calcolare ma il numero supera ogni immaginazione. La rappresentazione scenica è lineare e ripete ogni anno lo stesso schema ma non perde di efficacia. La tradizione locale vuole che Gesù risorto abbia incontrato come prima persona la Madonna: non è possibile, infatti, che sua madre l’abbia visto dopo gli altri. Una verità basata non sul dato scritturistico ma su un’intuizione umana e teologica profonde. Colei che per prima accoglie il Dio della vita fatto carne, è pure la prima ad abbracciarlo portatore della nuova vita. Così il “Sugat” celebra l’incontro di “Mama Mary col Figlio”. La statua della Vergine portata dalle donne, quella del Cristo dagli uomini, arrivano da punti opposti. Dall’alto di un’impalcatura, incorniciata a vari livelli da bambini biancovestiti, scende l’angelo che toglie a Maria il velo del lutto e poi risale nei cieli. Segue la celebrazione eucaristica, all’aperto, poiché la chiesa non conterrebbe i fedeli. E l’alba equatoriale che puntuale arriva sempre alla stessa ora illumina la Pasqua del popolo.

Poi ci sono le domeniche ordinarie con celebrazioni alquanto lunghe per i gusti occidentali ma che vedono un “pubblico” composto e sempre paziente. Anche qui la coreografia fa la sua parte con chierichetti, lettori, ministri straordinari dell’Eucaristia, addetti alla raccolta delle offerte bene definiti nelle loro uniformi. La processione offertoriale è lunga di doni avvolti in fine carta colorata e di buste. La lingua liturgica è il cebuano e solo la domenica una messa viene celebrata in inglese. D’altra parte il gruppo che parla la lingua locale è pari a 22 milioni circa e la cultura che c’è sotto è un universo radicato. Ma com’è organizzata la pastorale?

Prima di arrivare pensavo a quella filippina come ad una Chiesa ricca di clero e di comunità religiose. Ecco i numeri desunti dall’Annuario del 2009 per la diocesi di Davao, dove mi trovo. Essa conta 1.200.000 abitanti di cui l’88% sono cattolici. I sacerdoti diocesani sono 85 e quelli appartenenti a Congregazioni religiose sono 68. Inoltre ci sono 23 religiosi Fratelli e le suore raggiungono il numero di 375. Le parrocchie ammontano a 32 il che significa, per ognuna di esse, un grande numero di abitanti. Circa 7.300 battezzati per sacerdote, quando una diocesi nostrana dalle dimensioni analoghe (Brescia) ha 900 battezzati per sacerdote. Una diversità che, ovviamente, si riflette anche nel modo di gestire l’azione pastorale.

La parrocchia che conosco meglio ha 52 cappelle il che significa altrettanti punti dove i cristiani si ritrovano il sabato o la domenica per la celebrazione della Parola e la distribuzione della Comunione. Mentre per la chiesa parrocchiale c’è la Messa quotidiana e diverse festive, per alcune cappelle l’Eucaristia può essere anche solo una volta all’anno, in occasione del patrono. Ognuna di queste piccole comunità ha una sua struttura che vede vari incaricati: liturgia, catechesi, servizi vari. GKK è il nome che viene dato a queste microrealtà ecclesiali corrispondenti alle “comunità di base” latino-americane ma con altra dinamica. Il funzionamento della chiesa parrocchiale è certo più articolato ma piuttosto essenziale. Il catechismo, per esempio, è demandato alla scuola elementare in ordine alla Prima comunione e alla “High school” (media) per la Cresima. Non sono ancora riuscito a capire come vengano coinvolti i genitori riguardo all’iniziazione cristiana e gli adulti, in generale, per la catechesi. Non ho dati che, immagino difficili, da reperire in ordine alla frequenza domenicale. Ma, come ogni realtà, è necessario scoprirla dall’interno e non solo attraverso l’involucro sociologico delle cifre. Un lavoro, questo, che richiede tempo.

Ci sono anche luoghi “di eccellenza”. Mi è capitato di vivere un ritiro spirituale nel monastero della Trasfigurazione in Malaybaly dove la tradizione benedettina si è coniugata con il verde e la pioggia di questi luoghi. Circondato da aguzze colline, desolatamente belle, ripropone preghiera e lavoro su un vasto terreno di 60 ettari che attornia una piramidale chiesa dal tetto nero come la terra vulcanica della regione. Qui si respira antichità cristiana e un pizzico di esclusività poiché non è dato a tutti raggiungere la pacata calma dei ritmi monastici. Percettibile, tuttavia, il traffico della strada nazionale fatto di camion e bus che trasportano la quotidianità.

Mi chiedo: “Cosa significa essere cristiani qui?” e tento una breve considerazione dopo questo viaggio alla superficie della religiosità filippina. Davanti a diverse chiese ci sono, grandi, le due tavole della Legge con i Comandamenti, bene in vista. Ho chiesto ad un ragazzo di 17 anni, praticante convinto, di ripeterli a memoria. Confusione e leggero imbarazzo! Il gruppo di amici, interpellato, non va oltre. In altra occasione studenti delle superiori richiesti riguardo ai “fondamentali” della Bibbia, fanno scena muta. Solo un indicatore, non certo una statistica, che mi fa pensare alla vita cristiana come ad una serie di strati. Tra questi, la sicura appartenenza senza un’adeguata conoscenza oppure la regolare frequenza che non interroga i perché del proprio credo. E la sintesi esistenziale dell’apostolo Pietro ben coniuga le esigenze della vita cristiana per tutte le latitudini: “Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3,15). C’è la testimonianza e la parola, il cuore e la ragione, l’azione e la riflessione. Tuttavia mi piace riproporre la “chiave di lettura” che ho colto da un missionario: “Qui la gente prega, anche solo il rosario”. A sottolineare che i segni di religiosità possono contenere del vero.

 

fr. Luciano

 

 

 

2 thoughts on “Da fr. Luciano:le ultime annotazioni prima del rientro”


    Warning: call_user_func() expects parameter 1 to be a valid callback, function 'aviators_comment' not found or invalid function name in /web/htdocs/www.caritasventimigliasanremo.org/home/wp-includes/class-walker-comment.php on line 179

    Warning: call_user_func() expects parameter 1 to be a valid callback, function 'aviators_comment' not found or invalid function name in /web/htdocs/www.caritasventimigliasanremo.org/home/wp-includes/class-walker-comment.php on line 179

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top
9j2x3b - dihfm5 - sbehsi - 1mf5vw - zgnaya - ir4zbv - skegu6 - djv7af