Casa Papa Francesco
S.ta San Pietro 14, Sanremo
mercoledì 23 Febbraio 2011

fr. Luciano ci scrive dalle Filippine

fr. Luciano ci ha fatto una bellissima sorpresa che vogliamo condividere con tutti voi: Davao City, 10 febbraio 2011 Provo a stendere alcune notizie dopo il mio arrivo nelle Filippine. Qualcuno ha detto che quando si va in un paese straniero se ci si ferma un mese si scrive un libro, se ci si ferma un anno si scrive un articolo e se ci si ferma una vita si scrive una pagina. A significare che più tempo vi si trascorre, e più sarebbero le cose da dire. Tuttavia ci si rende anche conto che è difficile conoscere bene le persone e il rischio sarebbe quello di dare giudizi affrettati e superficiali. Per cui la cosa migliore è quella di esprimere l’essenziale. Il mio sguardo è ancora un po’ ingenuo e quindi posso permettermi alcune annotazioni. Comincio, ovviamente, con il viaggio, lunghissimo. Non ha presentato problema alcuno se non l’attesa infinita ad Abu Dhabi (7 ore notturne) che ho ingannato scrivendo e leggendo. Praticamente sono partito da Milano Malpensa alle ore 11.00 di domenica 30 gennaio e sono arrivato a Davao City lunedì 31 gennaio alle ore 21.00 locali (il fuso orario nelle delle Filippine è +7 rispetto all’Italia). E’ vero, il tempo è tanto ma se si pensa che si fa il buy viagra online giro di mezzo mondo si rimane comunque sbalorditi di ritrovarsi in un contesto totalmente altro nell’arco di 24 ore. Per chi si sposta e incrocia in poco tempo culture diversissime comincia a nascere dentro un pensiero insistente. Gli “altri” non sono poi così estranei. Più facile questo ragionamento quando noi andiamo all’estero che quando gli “extra” vengono da noi. Perché espatriando ci si sente estranei, siamo noi a provare lo stato di necessità per la lingua, per l’alloggio, per una serie di abitudini e per il clima stesso al quale occorre adattarsi. Certo, io sono arrivato e questo impatto è stato attutito dal fatto che le nostre due comunità sono presenti sul posto già da dieci anni e che i “mediatori culturali” li ho in casa. Inoltre per qualsiasi necessità ho dei punti sicuri di riferimento. Quindi non è paragonabile il mio essere straniero qui con quanto provano gli stranieri che arrivano in Italia, tuttavia riesco ad immaginare le difficoltà di chi migra. Nello scalo di Abu Dhabi una badante indiana che vive a order generic viagra Lodi da quattro anni brain viagra mi ha raccontato le peripezie che ha dovuto affrontare per stabilirsi in Italia. Il suo punto di appoggio è stata una comunità di suore. Tornando alla mia piccola esperienza ciò che mi ha creato problema è stato il fuso orario che ha funestato le primi cinque-sei notti con insonnie lunghissime. Ora tutto si è normalizzato e le ore notturne le trascorro dormendo. Siamo vicini all’equatore e il tempo di luce è uguale a quello di buio. Alle 5 e mezzo sorge l’alba e verso le 18.00 cala il sole. Sono ritmi naturali ai quali ci si abitua presto, soprattutto in questo momento ritenuto eccezionalmente fresco perché influenzato dal fenomeno “nina”, di frequenti piogge. Ciò vuol dire che di notte si dorme bene e anche di giorno la brezza rinfresca l’aria. La vegetazione è lussureggiante e là dove c’è ordine e pulizia si coglie di essere veramente

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in una terra benedetta. Dove, però, gli uomini non han saputo approfittare della fortuna per ragioni sociologiche facilmente intuibili e snort viagra vicende storiche che mi riprometto di scoprire un po’ alla volta. Il quartiere dove abito, Lasang, fa parte della città di Davao, estesissima e popolosa. I tratti di questo agglomerato di un milione e mezzo di abitanti mostrano caratteristiche tipiche da “terzo mondo” ma nello stesso tempo possiedono tutti i servizi di centri urbani moderni dalla scuola al commercio, dalla tecnologia agli ospedali. Chiaro che, accedere a tutto quanto offre il mercato richiede un minimo di possibilità economiche. E qui le disparità sono evidenti. Certo, non c’è la fame ma per tanti si tratta di sopravvivenza. Ciò che mi colpisce, una volta di più, è la vita semplificata che conduce la stragrande maggioranza della gente. La sera e la domenica non si concedono grandi distrazioni se non stare sul bordo della strada o fuori dalle case a “trascorrere il tempo”. Grande spazio viene dedicato alla compravendita, soprattutto nelle zone di periferia dove esiste un commercio al minuto, specialmente di generi alimentari, esteso e continuo. Il tratto della persone viagra 150 mg è gentile ma riservato. cialis I saluti sono essenziali senza grandi contatti cialis fisici ma ciò che condisce tutto è il sorriso che esporta un animo accogliente e pacifico. Almeno, queste sono alcune impressioni. Bisognerà poi vedere col tempo e con lo studio, sul campo, della tipologia umana di cogliere, il più possibile, le caratteristiche di questo popolo. Non bisogna mai perdere la curiosità nei confronti della novità altrimenti c’è il rischio di assuefarsi ma, nello stesso tempo, si corre il rischio di “ingabbiare” le persone dentro una categoria che li banalizza. Come quando per caratterizzare gli italiani si sente dire “mafia e spaghetti”: un po’ riduttivo. Non è il caso qui nelle Filippine dove il bianco è “Gio” cioè americano e difficilmente conoscono l’ubicazione dello stivale nazionale anche se c’è Roma e a Roma c’è il papa e i filippini sono quasi tutti cattolici. Nella comunità dove risiedo ci sono tre Fratelli, me compreso, e quattro postulanti. Nel nostro gergo questo significa dei ragazzi, in questo caso di 18-19 anni, che hanno chiesto di intraprendere la strada per diventare Fratelli della Sacra Famiglia. Uno degli scopi delle nostre due comunità è quello di impiantare il carisma di fr. Gabriele in questa terra e questo è già il frutto di un lungo lavoro. L’altro grande frutto è la scuola ubicata nella stessa proprietà e già ricca di 400 alunni delle superiori. Il campo di azione nostro è da sempre l’educazione nelle sue varie forme e qui, in particolar modo, diventa urgente offrire possibilità di studio che significa di futuro. Non tutti, ovviamente, possono accedere all’istruzione secondaria. Per questo c’è una buona percentuale di alunni che usufruisce di borse di studio, frutto della generosità di amici dell’Italia. Un modo per partecipare al lavoro missionario di chi è sul posto. Missionari, in fondo, siamo tutti in virtù del battesimo che ci fa cristiani e figli dello stesso Padre. Scopo della missione è quindi “semplicemente” quello di diventare sempre più fratelli e sorelle fra di noi per restituire l’amore che da sempre Dio ci regala. Ultima cosa: la mia occupazione! Per adesso è quella di “inculturarmi” e lo faccio in due modi: osservando e imparando. Per osservare c’è bisogno di tenere gli occhi aperti e di avere un po’ di sensibilità. Per imparare occorre dell’impegno. E siccome l’oggetto dell’apprendimento è la lingua inglese di camicie occorrerà sudarne qualcuna. Ma, come recita un proverbio cinese “anche il cammino più lungo comincia col primo passo”. L’altra lingua che sarebbe necessario conoscere è il “cebuano” cioè quella locale che è molto usata. Ma diventa difficile fare due cose nello stesso tempo. Se di mani ce ne sono due, di cervello ce n’è uno. Spero di riuscire a mantenere qualche contatto anche per trasmettere quel poco che riesco a capire e sperimentare. fr. Luciano

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