Casa Papa Francesco
S.ta San Pietro 14, Sanremo
venerdì 6 ottobre 2017

IL DIRETTORE: LA SCOMODA POVERTÀ

don Adolfo direttore Caritas diocesana di Savona-Noli
Malattia e povertà. Due facce di un’unica medaglia.

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Il prossimo 17 ottobre ricorre la giornata internazionale contro la povertà: per non chiudere gli occhi e non dimenticare chi si trova in questa condizione. Papa Francesco ha indetto per domenica 19 novembre la Giornata mondiale dei poveri nella XXXIII domenica del tempo ordinario: “Non pensiamo ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita.

Infatti, la preghiera, il cammino del discepolato e la conversione trovano nella carità che si fa condivisione la verifica della loro autenticità evangelica. E da questo modo di vivere derivano gioia e serenità d’animo, perché si tocca con mano la carne di Cristo. Se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, come riscontro della comunione sacramentale ricevuta nell’Eucaristia. Il Corpo di Cristo, spezzato nella sacra liturgia, si lascia ritrovare dalla carità condivisa nei volti e nelle persone dei fratelli e delle sorelle più deboli. Siamo chiamati, pertanto, a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce”.

Lotta alla povertà e incontro con il povero: sono azioni per costruire positivamente una società sicura e stabile, per offrire ancora possibilità e speranza a chi sembra averla smarrita del tutto. Si può combattere la povertà anche cercando di eliminare il povero, di metterlo ai bordi per poi dimenticarlo, di pensare che sia un costo inutile… Pensate se facessimo lo stesso con la malattia: perché prendersi cura di chi sta male?

La differenza tra malattia e povertà non dovrebbe essere consistente: due facce di una medaglia che è la sofferenza nelle sue infinite forme. Eppure la malattia ci appare come subita, certamente non voluta, la povertà si colora ingiustamente del merito, come qualcosa che, in qualche modo, si è voluta, ricercata, conseguenza del nostro agire. Sulla cura della malattia abbiamo moltissime risorse e, per quanto grandi, sono sempre insufficienti alla domanda presente: ci si cura, lo Stato provvede, si ricerca, vi sono infinite professionalità… Possiamo dire che “sul sociale” abbiamo lo stesso investimento in termini perlomeno di attenzione e di cura?

Colpisce che in questi giorni di discussione sul cosiddetto Ius Soli i termini della questione politica non sia tanto sui contenuti, sulla domanda presente sul territorio, sul possibile riconoscimento di un diritto, quanto sulla convenienza in termini di consenso elettorale: sarebbe giusto approvare, ma poi quale ritorno abbiamo dal sentire comune? Già, proprio questo colpisce, il sentire “comune”, che forse così comune non è: riteniamo infatti questione di merito il nascere in un Paese, quando per noi è questione assolutamente casuale. Non ci siamo conquistati la cittadinanza, siamo fortunati a nascere in un Paese come il nostro: perché negare ad altri questo riconoscimento? Se poi il modo della politica di affrontare i problemi sociali è quello del consenso presunto o reale che sia, allora si torna al pollice verso dello stadio dei gladiatori, non solo per le questioni legate sull’immigrazione, ma anche sui temi di vulnerabilità e inclusione che riguardano la società intera.

Investire nel sociale significa restituire dignità e possibilità di reinserimento per chi esce dal giro, ridurre i costi per riparare i danni dell’emarginazione e del degrado, ricostruire legami e relazioni corte che sono il vero antidoto a una società di estranei. Attenzione, ascolto, presa in carico, percorsi di inclusione e integrazione: guardare al povero è offrire possibilità, non chiudere porte.

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