Casa Papa Francesco
S.ta San Pietro 14, Sanremo
lunedì 12 Novembre 2012

Interventi urgenti in favore delle persone accolte in seguito all’ Emergenza Nord Africa

 Al termine dell’incontro della Commissione Episcopale per le Migrazioni (CEMi) del 2 ottobre, i vescovi avevano espresso la loro preoccupazione per l’approssimarsi della data del 31 dicembre 2012, quando è prevista la chiusura dell’emergenza nord Africana e delle relative strutture di accoglienza.

I disagi e le numerose difficoltà burocratiche, economiche e sociali vissute dai centri e dalle comunità di accoglienza (molte delle quali nelle nostre diocesi, parrocchie e negli istituti religiosi) inducono a tornare sulla prossima scadenza di fine anno per chiedere interventi volti a far uscire le persone da forme di accoglienza occasionali ed emergenziali.

Peraltro da un monitoraggio condotto dalla rete delle Caritas diocesane che sono impegnate nell’accoglienza è emerso che circa il 60% delle persone è ancora in attesa di ricevere uno status definitivo, o di conoscere l’esito del procedimento amministrativo o di quello giudiziario.

A tal riguardo si prende atto del recente provvedimento del Governo volto ad attivare una procedura per il rilascio del permesso umanitario, rinnovando l’istanza precedentemente negata.    Si tratta però di una procedura che rischia di essere macchinosa e che potrà essere realizzata efficacemente solo con l’apporto congiunto degli attori istituzionali e degli enti di tutela.

Va sottolineato che fra gli ospiti figurano diverse persone vulnerabili, centinaia di nuclei familiari e decine di minori stranieri non accompagnati, categorie verso le quali la prospettiva di una chiusura dell’accoglienza al 31.12.2012 non è auspicabile, oltre che difficilmente praticabile.

Si auspica, dunque un intervento urgente delle Autorità competenti per l’adozione di misure volte a superare le suddette criticità, a partire dal tempestivo rilascio di un permesso di soggiorno alle persone in accoglienza, nonché la necessaria proroga dell’accoglienza per le categorie cosiddette vulnerabili.

A tal fine sottolineiamo  l’opportunità di un coinvolgimento delle maggiori organizzazioni di tutela per definire un piano di misure concrete da attuare nel breve periodo, così come accaduto nella fase iniziale di questa emergenza durante la quale è stata data la disponibilità all’accoglienza di migliaia di profughi.

Infine con i vescovi della CEMi sottolineiamo che la prospettiva realistica di nuovi flussi verso l’Italia di persone che vivono il dramma della fuga per ragioni politiche e religiose non permette di lasciare ulteriormente    nella precarietà strutture e percorsi di accoglienza e protezione umanitaria nel nostro Paese.

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