Casa Papa Francesco
S.ta San Pietro 14, Sanremo
lunedì 13 luglio 2015

Intervento di mons. Franseco Soddu – direttore della Caritas Italiana, in Senato

sodduSull’emergenza di que­sti mesi «occorre regi­strare il fal­li­mento dell’Europa che non rie­sce a tro­vare un approc­cio comune», ha detto don Francesco Soddu, direttore di Caritas

Roma, Senato della Repubblica
30 giugno 2015
Ciò a cui stiamo assistendo in queste settimane è l’immagine del fallimento di una Europa che non riesce a trovare un approccio comune ad un fenomeno che si presenta ciclicamente con le stesse dinamiche degli anni passati. Incredibilmente ciò che nel 2015 è assurto ad emergenza europea, è ciò che abbiamo vissuto in Italia lo scorso anno e ancora prima nel 2011. Nulla è cambiato, se non un’isteria diffusa che ha contagiato tutta l’Unione Europea. Basta volgere lo sguardo verso Ventimiglia, laddove un manipolo di profughi ha messo in crisi le relazioni tra Italia e Francia. Quanto è accaduto è identico a ciò che è avvenuto durante l’emergenza Nord Africa nel 2011. Come si fa a parlare di un fatto straordinario? Può costituire un problema lo stazionamento di qualche centinaio di profughi a Ventimiglia in attesa di mettere piede sul territorio francese? Si è creato, invece, un caso europeo su poche centinaia di migranti, che altrove non troverebbero spazio nemmeno tra le cronache di un giornale locale. Invece, si è voluto catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su un caso periferico, dimostrando ancora una volta che ci troviamo di fronte ad una Europa ripiegata su se stessa, che cerca di difendere strenuamente dei confini che pensavamo di aver superato con Schengen.
Ciò che è accaduto è paradigmatico in quanto testimonia la fragilità di un sistema che si dovrebbe reggere sul principio della libera circolazione ma che entra in crisi laddove a chiedere di circolare non siano cittadini ben vestiti e danarosi ma profughi!!! Parola che spaventa, come uno specchio che riflette l’immagine di una Europa, vecchia, stanca, chiusa in se stessa, incapace di esercitare quel principio di solidarietà tanto caro ai padri fondatori.
Nonostante ciò, la Chiesa anche questa volta non si è sottratta al suo dovere di aiuto umanitario continuando a prestare assistenza, attraverso la Caritas di Ventimiglia San Remo, a circa 300 migranti
fornendo aiuti alimentari, vestiario e servizi di accompagnamento e ascolto. Da tre mesi già avevamo
iniziato la distribuzione della cena a coloro che incominciavano a raggiungere Ventimiglia; ora  abbiamo incrementato l’intervento, in coordinamento con le altre associazioni. Nella stazione, in particolare, sono stati allestiti dei container con docce e bagni e un salone per l’accoglienza delle mamme con i bambini. La popolazione locale, tra l’altro, ha mostrato solidarietà senza dare adito ad alcuna tensione. Rimane il fatto che la vicenda di Ventimiglia è vergognosa e inaccettabile, è l’esempio di una Europa assente. Dimostra tutta la debolezza di una Europa che non è né solidale, né unita.
Peraltro come ha avuto modo di sottolineare il mio confratello Padre Lorenzo Prencipe, direttore del
Servizio nazionale della pastorale dei migranti della Conferenza episcopale francese: “questo indurimento della politica d’oltralpe verso l’immigrazione è essenzialmente legata alla situazione politica elettorale in Francia, che il prossimo anno sarà di nuovo chiamata alle urne per eleggere il presidente della Repubblica.
Quanto sta accadendo tra Mentone e Ventimiglia è dunque un segnale di forza, in un certo qual modo
anche abbastanza ridicolo, che il Governo manda all’opinione pubblica e al bacino elettorale. La Francia da un lato pensa e dice di essere traino in Europa e dall’altro frena su tutto quello che può essere politica di asilo e politica di immigrazione comune. Questo è il vero nocciolo del discorso».
Insomma ormai è chiaro che dietro ad un’Europa che litiga davanti alle soluzioni prospettate dall’agenda europea sull’immigrazione non c’è altro che la meschinità di paesi che vogliono solo difendere i loro confini, addirittura costruire altri muri (vedi l’Ungheria) dietro cui si cela, però, una ideologia che anche il santo padre ha voluto stigmatizzare chiedendo perdono per coloro che non intendono accogliere. E c ricorda che iMigranti e i rifugiati non sono semplici pedine sullo scacchiere dell’umanità. Si tratta di bambini, donne e uomini che abbandonano o sono costretti ad abbandonare le loro case, che condividono lo stesso desiderio legittimo di conoscere, di avere, ma soprattutto di essere di più (messaggio del santo Padre – giornata mondiale del rifugiato 2014).
Se poi la risposta a questo urgente bisogno di futuro, espresso da milioni di persone, è l’agenda europea sull’immigrazione, allora noi diciamo no! Con le sue soluzioni generiche o, laddove concrete, insufficienti e soprattutto non condivise dalla stragrande maggioranza dei paesi dell’Unione, riteniamo che ci sia bisogno di un’altra agenda, una contro-agenda euro-mediterranea. E’ quella che abbiamo proposto nel corso del Migramed meeting tenutosi a Tunisi una decina di giorni fa. Abbiamo elaborato quattro ambiti di intervento che si possono sintetizzare essenzialmente così: no ai campi profughi nei Paesi nordafricani e all’esternalizzazione delle frontiere; la quota di 40mila profughi da ripartire tra i 28 Paesi europei è “insufficiente” se paragonata ad una media europea di circa 400mila richieste d’asilo l’anno, serve quindi una accoglienza più realistica; sì al reinsediamento (il cosiddetto “resettlement”) dei profughi dai campi nei Paesi terzi (ad esempio i campi in Giordania e Libano dove sono accolti i siriani); ma soprattutto, sono necessari canali legali d’ingresso tramite visti e decreti flussi, “l’unico strumento per evitare migliaia di morti in mare e nel deserto”.
Siamo profondamente preoccupati per la tragedia umanitaria che sta avvenendo nel Mediterraneo e
nell’Africa sub-sahariana e per l’atteggiamento di chiusura di molti paesi dell’Unione. Visto che l’Europa manca di visione e lungimiranza proponiamo, appunto, una contro-agenda che tenga conto del contributo dei Paesi di origine e transito dei migranti e della tutela dei diritti umani. Critichiamo le misure di tipo emergenziale prese nei confronti di un fenomeno che non si sa e non si vuole governare: così le quote europee sono “una goccia nel mare”, lo sgombero a Ventimiglia, come già detto, dimostra “il fallimento dell’Europa” e anche il cosiddetto “piano B” del governo italiano è praticamente inapplicabile.
Comprendiamo le preoccupazioni di Renzi e il messaggio provocatorio che ha voluto dare ad una Europa disunita. Ma le soluzioni prospettate sono insufficienti e inapplicabili. L’ intenzione di appellarsi all’articolo 20 del T.U. immigrazione – come fu per l‘emergenza Nord Africa nel 2011 – per rilasciare permessi per ragioni umanitarie che consentano ai profughi di muoversi liberamente in Europa appare più una provocazione che non una soluzione, ma ne comprendiamo i motivi. Già sappiamo, però, che l‘Europa non accetterebbe, come è accaduto nel 2011.
A questo quadro poco confortante si aggiunge anche l’atteggiamento che alcune regioni italiane stanno assumendo rispetto al loro dovere di accoglienza. Una scelta che ricalca il modello “europeo” di chiusura, in una spirale di accuse incrociate dove a pagarne le conseguenze sono innanzitutto i richiedenti asilo. E mi si consenta di respingere al mittente le provocazioni fatte alla Caritas all’indomani di una nostra sacro santa affermazione ovvero quella per cui “noi crediamo che non ci siano migranti di serie A e di serie B: per noi ci sono le persone che hanno bisogno e che meritano rispetto e attenzione”. A chi ha reagito affermando che “per la Caritas le leggi non esistono. O addirittura che si deve pensar male e ritenere che qualcuno con i migranti e i clandestini ci faccia affari” rispondo con le parole dell’Arcivescovo di Tunisi Ilario Antoniazzi che nel corso del nostro recente incontro a Tunisi del Migramed ha detto: “La casa del Papa sono le Caritas, le diocesi, le parrocchie di tutto il mondo che lavorano con i poveri e i migranti. Il Papa tramite le Chiese locali
accoglie le persone e le rispetta”.

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