Casa Papa Francesco
S.ta San Pietro 14, Sanremo
giovedì 19 giugno 2014

INTERVISTA A SAEED, RAGAZZO OSPITE DELLA STRUTTURA SPRAR

giornata mondiale rifugiatoCome ti chiami e da dove provieni?
Ciao, mi chiamo Saeed,  ho 32 anni  e sono di origine iraniana. Sono nato a Jahroom, nella regione Fars, quasi a sud dell’Iran, dove vivevo con la mia famiglia fino a 4 anni fa. Ho studiato come perito industriale elettronico, ma ho sempre lavorato come grossista nei supermercati insieme ai miei fratelli.

Come sono le condizioni di vita in Iran?
La mia famiglia ha sempre vissuto in modo “agiato”, non ci è mai mancato nulla ma in generale le condizioni di vita nel mio paese sono preoccupanti: ogni giorno venivano uccise decine di persone che si ribellavano al governo di Ahmadinejàd, esiste ancora la lapidazioneche avviene spesso nelle strade del paese con la partecipazione dei passanti.

Perché sei scappato dall’Iran?
Durante le ultime elezioni del 2009 tutti avevano il sospetto di brogli elettorali da parte del presidente uscente e poi rieletto Ahmadinejàd. Parecchie persone che hanno osato manifestare per denunciare questi fatti sono stati arrestati, me compreso. Fui trattenuto e torturato per 11 giorni, con il risultato di aver perso l’udito dell’orecchio sinistro e la frattura del polso destro. Ogni giorno per due o tre ore ci lasciavano appesi al soffitto senza essere picchiati, poi ci portavano in terra e ci picchiavano con un pezzo di legno e con fili elettrici attaccati alla corrente.
Quando fui liberato dalla polizia mi impegnai con loro a non partecipare a nessun’altra manifestazione contro il regime.
Continuavo ad interessarmi della situazione politica del mio paese avendo installato una parabola per meglio ricevere informazioni da altri paesi siccome il governo faceva di tutto per creare disturbi di frequenza nella ricezione dei canali.
Alcuni miei clienti di lavoro mi chiedevano un aiuto nella regolazione delle parabole per vedere meglio i canali, ma un giorno intervennero i poliziotti e tolsero tutti i ricevitori; uno dei miei clienti si ribellò alla polizia e disse che il ricevitore lo aveva acquistato da me, gli forni il mio nome ed indirizzo.
Fu così che un mattino, mentre distribuivo i miei prodotti alimentari, mio cognato mi telefonò e mi disse che la polizia era andata dalla mia ditta a cercarmi ed io per paura, immediatamente fuggii dalla zona siccome sapevo cosa significasse essere preso dalle autorità, decisi in 48 ore di lasciare il mio paese

Avresti voglia di raccontarci il tuo viaggio?
Partii dal mio paese nel febbraio 2012, andai in Turchia a piedi e in autostop, la polizia mi fermò e mi prese i documenti perché ero entrato irregolarmente. Passando per la Grecia arrivai in Italia la prima volta nell’aprile del 2012 e subito dopo sono andato in Belgio per chiedere asilo ma mi fu rifiutato perché non avevo documenti; vi rimasi per circa un anno dopo di che tornai in Italia nell’aprile del 2013, precisamente a Bari.

In che struttura risiedevi a Bari?
Vivevo nel C.A.R.A. (centro di accoglienza per i richiedenti asilo) di Bari-Palese, un centro di accoglienza molto grande che ospitava circa 1300 persone, li non stavo bene, le condizioni igienico-sanitarie non erano le migliori ed erano all’ordine del giorno risse tra diverse etnie.

Da quanto tempo sei a Sanremo e come ti trovi?
Sono arrivato il 6 maggio 2014, mi trovo molto bene, mi piace la città e la struttura del Centro ascolto Caritas in cui sono ospitato; vorrei presto trovare lavoro per costruirmi un futuro.                                             Durante il giorno frequento la scuola di italiano e partecipo alle attività pomeridiane del centro diurno.

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