Casa Papa Francesco
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mercoledì 15 marzo 2017

SIRIA, SEI ANNI DI GUERRA: FIORI TRA LE MACERIE

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La testimonianza del Vescovo di Aleppo e un dossier di Caritas Italiana

Sei anni ininterrotti di guerra. Tanti sono stati nel corso di questi sei anni, gli appelli di papa Bergoglio che continua a chiedere con forza la fine delle ostilità nella nazione siriana. Tra gli ultimi la lettera che scrisse al presidente Bashar al-Assad, nella quale condannava fermamente ogni forma di estremismo e terrorismo “da qualsiasi parte esse possano venire”, invitando al-Assad a farsi garante del rispetto del “diritto umanitario internazionale in merito alla protezione dei civili e l’accesso all’aiuto umanitario”.
Alla presenza del Vescovo di Aleppo e Presidente di Caritas Siria, S.E. Mons. Antoine Audo, martedì 14 marzo 2017, alle 11.30 a Roma, presso The Church Palace, in via Aurelia 481, Caritas Italiana presenta “Come fiori tra le macerie. Giovani e ragazzi che restano”. È un dossier con dati e testimonianze, con un focus su “quel che resta della Siria”, o meglio “chi resta in Siria”. Come si vive oggi in Siria? Chi sono le persone che hanno scelto o sono state costrette a rimanere nella loro terra? Chi sarà in grado di costruire il futuro? E non rimane difficile identificare fra i principali attori di una lunga opera di ricostruzione, i giovani. Troppo spesso costretti a imbracciare il fucile, hanno ora la gravosa responsabilità di ricostruire una nazione devastata dalla guerra. In particolare Caritas Siria e Caritas Italiana, in collaborazione con Avsi, Engim, Vis e il Patriarcato Armeno, hanno condotto uno studio, tra gennaio e febbraio 2017, intervistando un campione di 132 giovani operatori impegnati a loro volta con giovani: insegnanti, animatori, educatori, catechisti. Il 50% risulta di età compresa tra 18 e 25 anni, il 38% tra i 26 e i 34. Un campione rappresentativo di circa 3.000 giovani, appartenenti a diverse religioni e contesti. La stragrande maggioranza degli intervistati, il 91,3%, dichiara che i giovani vivono in povertà, in famiglie con seri problemi economici. Una delle principali cause della povertà è ovviamente la mancanza di lavoro: ben l’84,5% degli intervistati dichiara che i giovani vivono in famiglie con forti problemi di disoccupazione. A questo si aggiungono altri drammi molto gravi, legati direttamente alla guerra: famiglie divise dal conflitto, famiglie con vedove o orfani e altissimo risulta essere anche la percezione di “disordini post traumatici da stress”: il 70,6% degli intervistati lo riporta tra le problematiche abbastanza o estremamente frequenti tra i nuclei familiari siriani. Inoltre il 53,3% degli intervistati segnala di aver subito torture o abusi.
Fortunatamente, oltre ai preoccupanti dati elencati in precedenza, dalla ricerca emerge anche una fotografia di giovani che, nonostante la guerra, cercano di vivere una vita il più normale possibile, al pari di molti loro coetanei. Il loro impegno si concretizza, soprattutto, in attività sociali in favore dei giovani che coinvolgono il 64,4% degli intervistati (in gran parte volontari), mentre il 30,3% è impegnato in attività di “orientamento e consapevolizzazione dei giovani”. Anche le attività legate all’animazione ed educazione religiosa, che vedono impegnati il 55,3% degli educatori, raccontano una generazione che non rinuncia ai propri valori, alle tradizioni e alla spiritualità. Nonostante le problematiche dovute al conflitto, non mancano attività di “promozione della pace e della nonviolenza”, che vedono coinvolto il 13,6% degli intervistati.
L’ultima parte è dedicata alle proposte, con l’obiettivo di guardare in maniera concreta a un presente futuribile: dai bisogni di una giovane generazione che ha vissuto e vive la guerra, alla promozione di una cultura della nonviolenza, ai sogni intessuti di speranza di chi desidera lasciarsi il conflitto alle spalle. Speranze che, ogni giorno, crescono insieme ai giovani siriani, come fiori fra le macerie.
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