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martedì 4 settembre 2018

TERREMOTO CENTRO ITALIA 2016 A DUE ANNI DALLE PRIME SCOSSE

TERREMOTO CENTRO ITALIA 2016

A DUE ANNI DALLE PRIME SCOSSE, CONTINUA
L’IMPEGNO AL FIANCO DELLE COMUNITÀ
Due anni fa, la notte del 24 agosto 2016, iniziava una scia di eventi sismici che ha seminato morte e distruzione in intere aree dell’Appennino e dell’Italia centrale.
Le vittime accertate delle prime scosse saranno 299 (237 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 51 ad Arquata del Tronto) con ingenti danni agli edifici residenziali, agli edifici pubblici, alle imprese, alle vie di comunicazione e ai beni culturali della zona.
Il 26 e il 30 ottobre altri due grossi terremoti con epicentro a Castelsantangelo sul Nera, Visso, Norcia, Ussita e Preci provocheranno ulteriori danni.
Infine, il 18 gennaio 2017 una sequenza sismica colpisce nuovamente le aree già interessate dagli eventi precedenti: anche a causa delle ingenti precipitazioni nevose, si registreranno ulteriori 34 vittime, di cui 29 all’interno dell’Hotel Rigopiano a Farindola (PE) travolto da una slavina.
Oltre a questi eventi più significativi, dall’inizio della sequenza ad oggi si sono rilevate oltre 92 mila scosse, di cui 9 di magnitudo pari o superiore a 5.
Sono 138 i Comuni coinvolti, ricompresi in 4 regioni (Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo) e 11 diocesi (Rieti, Ascoli Piceno, Camerino, Fabriano, Fermo, Macerata, San Benedetto del Tronto, Spoleto, L’Aquila, Teramo, Pescara). Circa 600 mila le persone residenti nel “cratere” con un numero di sfollati che, nel novembre 2016, raggiunge
il picco di quasi 32 mila persone.
Il Dipartimento della Protezione Civile, alla data del 22 agosto 2018, dichiara che sono ancora accolte negli alberghi 1.943 persone, soprattutto di Marche (1.120) e Abruzzo (799); 486 in strutture comunali (palazzetti, palestre…), 642 in container, 807 nei MAPRE (“Moduli Abitativi Prefabbricati Rurali Emergenziali” destinati soprattutto agli  allevatori) e 7.782 nelle SAE (“Soluzione Abitativa in Emergenza”, le cosiddette “casette”), soprattutto nelle Marche (3.704), Lazio (1.930) e Umbria (1.766).
Considerando anche le 38.184 persone che usufruiscono del CAS (“Contributo di Autonoma Sistemazione”, contributo economico erogato dallo Stato attraverso i comuni per favorire la possibilità di trovare soluzioni abitative autonome come ad esempio l’affitto in comuni vicini), sono ancora circa 50 mila le persone assistite a vario titolo
dallo Stato a due anni dal terremoto.
L’INTERVENTO DELLA CHIESA
La realtà ecclesiale – la Conferenza episcopale italiana e i suoi organismi, tra cui Caritas Italiana –ha cercato di sviluppare subito scelte guardandoal futuro, delineando modi certi per contribuire alla ricostruzione delle comunità, fondata sull’identità di queste popolazioni, rendendole protagoniste delle scelte.
Grazie alla colletta nazionale indetta dalla CEI il 18 settembre 2016 e a numerosissime altre donazioni,
sono pervenuti a Caritas Italiana oltre dalle diocesi italiane e 1 milione messo subito a disposizione dalla CEI. Secondo unaconsolidata esperienza, sono stati promossi gemellaggitra località terremotate e Delegazioni regionali
Caritas. Contemporaneamente, Caritas Italiana si è attivata nella costruzione di luoghi polifunzionali (vedi foto da questa pagina e tabelle alle pagine 13 e 14), pensati per rendere possibili le attività religiose, culturali e aggregative delle comunità.
Tra le iniziative che la rete Caritas ha messo in campo c’è stata anche una lettura sistematica di tipo sociale, economico e sociodemografico delle province colpite dal terremoto (Rieti, Perugia, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, L’Aquila e Teramo), con lo scopo di analizzare e individuare elementi strutturali per giungere unitariamente
alla definizione di linee progettuali prioritarie di sviluppo, che caratterizzeranno e orienteranno le future scelte economiche e progettuali degli interventi post-terremoto.
A solo due anni dalle prime scosse, tra interventi e aiuti d’urgenza (compresa la collocazione, nelle primissime settimane successive al sisma del 24 agosto 2016, di oltre 50 container abitativi), un ampio programma che vede la realizzazione di oltre 40 strutture polifunzionali – 32 “Centri di comunità” (24 realizzati, 8 in fase istruttoria), 4
strutture destinate all’accoglienza, 7 tra servizi caritativi e spazi socio-pastorali (5 realizzati, 2 in fase istruttoria) – ed un significativo intervento di promozione territoriale attraverso una adeguata fase di progettazione sociale sono stati effettivamente erogati quasi 14 milioni di euro e altri 7 milioni sono già stati impegnati per ulteriori interventi
programmati.
In particolare, nella Diocesi di Rieti − con le offerte pervenute dalle Caritas della Basilicata, Lazio, Lombardia, Puglia e Toscana − sono stati già realizzati numerosi interventi: soluzioni abitative di prima emergenza per le famiglie (oltre 50 container), 10 centri di comunità (Accumoli, Grisciano, Amatrice, Sant’Angelo, Scai, Cittareale, Leonessa, Terzone, Posta), 4 strutture di accoglienza (Amatrice, Scai, Torrita, Cittareale), numerosi progetti di sostegno economico alle famiglie e piccole imprese del territorio.
Nella diocesi di Ascoli Piceno le offerte delle Caritas del Piemonte hanno consentito la realizzazione di due centri di Comunità a Borgo di Arquata e Offida, spazi pastorali a Pescara del Tronto, Montegallo e Maltignano, oltre a sostenere le situazioni di maggiore fragilità di famiglie e imprese locali.
Nella stessa diocesi, con il contributo delle Caritas estere è stato realizzato il centro polifunzionale “Agorà” in Arquata del Tronto.

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