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TERREMOTO: LA MIA ESPERIENZA COME OPERATORE

La testimonianza di Davide operatore di Caritas Savona

Il suo soggiorno nelle zone colpite.

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Il terremoto è tornato prepotentemente nei pensieri e negli incubi di una buona parte della popolazione del Centro Italia. Abbiamo tutti negli occhi la distruzione di paesi come Amatrice, Arquata del Tronto, Accumoli dopo il 24 agosto 2016. Purtroppo dopo le scosse del 26 e 30 ottobre il cratere sismico si è ulteriormente allargato ad uno spicchio del Lazio e buona parte delle Marche. Dopo le scosse di fine ottobre la delegazione regionale della Caritas delle Marche ha chiesto aiuto e la Delegazione della Liguria ha deciso di inviare turni di operatori esperti che potessero supportare il lavoro della Caritas e della Chiesa sorella così duramente colpita. Di seguito la testimonianza di Davide Carnemolla operatore Caritas che in due momenti diversi si è recato nelle zone terremotate.

“Passano i mesi e l’11 gennaio 2017 sono di nuovo nelle Marche. È un mercoledì pomeriggio e con alcuni volontari della Calabria e dell’Emilia Romagna, abbiamo deciso di andare a trovare don Gilberto, parroco di Visso, nell’entroterra marchigiano, uno dei paesi colpiti dal sisma di fine ottobre 2016. Don Gilberto ha deciso di rimanere a Visso, vive in un container della Croce Rossa e condivide la vita insieme ai militari dell’esercito, ai militi della Croce e ai pochissimi suoi parrocchiani che per motivi di lavoro non possono abbandonare quel territorio. Egli si è dimostrato accogliente e felice della nostra visita. Al momento dei saluti, a don Roberto di Reggio Emilia, uno dei volontari, viene in mente di dividere il gruppo della Caritas e mi propone di fermarci insieme a don Gilberto almeno per la S. Messa che, sicuramente, non sarebbe stata affollata.

Poco prima dell’inizio della Messa la prima sorpresa: arriva una prima parrocchiana, poi altri due; infine arrivano una signora anziana e suo figlio. Siamo in 7 in totale. La Messa può iniziare. L’omelia la tiene don Roberto: prende spunto dalla prima lettura, la Lettera agli Ebrei di San Paolo. E’ una lettura a cui è molto affezionato, mi confida successivamente. Il passo è quello in cui San Paolo parla dell’Incarnazione di Gesù Cristo, di come si sia fatto uomo, di come abbia scelto di “rendersi in tutto simile ai fratelli” e di come pertanto “egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova”. Parla alle persone sfollate lì presenti, parla a don Gilberto, ma parla anche a tutte le persone che hanno sofferto questa durissima prova. Dice loro che questa dolorosa esperienza/prova non si può negare, è sotto gli occhi di tutti, non si può spazzare via con un colpo di bacchetta magica. Ma è proprio perché questa prova c’è stata che loro possono farsi partecipi delle sofferenze altrui, possono essere vicini a chi è più colpito e possono trovare la forza di non allontanarsi gli uni dagli altri e di restare uniti.

Mi è parso che un po’ parlasse anche a me. Non certo perché io ho subito una prova del genere, per fortuna no, non l’ho subita. Ma perché questo stare a fianco alle persone sofferenti, in difficoltà, più fragili e senza speranza è stato il mio lavoro quotidiano per un anno a L’Aquila, a Barisciano e nella Piana di Navelli dopo il sisma del 6 aprile 2009. E mi ritrovo quindi in piccola parte in queste parole. E ora sono di nuovo qui, come operatore della Caritas Savona, per iniziare un percorso di vicinanza alla Chiesa sorella colpita.

Un lavoro di vicinanza e prossimità simile ma nello stesso tempo differente da quello del sisma aquilano. Simile perché i terremoti si somigliano un po’ tutti; certo, cambiano le città, i comuni, il numero dei morti, dei feriti e degli sfollati; si modifica insomma la vastità della distruzione. Ma i volti affaticati, lo smarrimento degli anziani, la consapevolezza che molti di loro non rivedranno più le loro case, la paura dei giovani, lo spaesamento dei preti e delle religiose, la mancanza di punti fermi sono uguali adesso come allora.

Questo però è un sisma differente perché ha coinvolto ben 6 diocesi nella sola regione delle Marche: Ascoli Piceno (già con la scossa del 24 agosto 2016), Camerino-San Severino, Fabriano, Fermo, Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, San Benedetto del Tronto. Altre 5 diocesi sono coinvolte nell’accoglienza degli sfollati. Nelle Marche ci muoviamo. In questo momento, nel gennaio del 2017 siamo di base a Civitanova Marche con i volontari della Calabria e dell’Emilia Romagna. Anche a dicembre il nostro punto d’appoggio è stato Civitanova Marche.

A dicembre sono sceso con mia moglie Ombretta, anche lei operatrice della Caritas di Savona, con i nostri due figli, Arianna Miriam di 5 anni e Beniamino di 1 anno e pochi mesi e con la madre di Ombretta, Luciana. Siamo scesi come famiglia perché sia io che Ombretta avevamo già lavorato un anno in Abruzzo dall’ottobre del 2009 e quello del 2010. Avevamo quindi già un’esperienza pregressa che ci ha permesso di inserirci con meno affanno nel contesto di una chiesa sofferente, di essere coscienti delle fatiche che avremmo incontrato per coordinare gli aiuti (non si parla di quelli materiali) e gli interventi a sostegno dei parroci e delle comunità parrocchiali.

Abbiamo deciso di scendere con i bimbi e con la preziosissima nonna/babysitter perché questa è adesso la nostra possibilità e perché ci è sembrato un piccolo gesto ma comunque un bel segno che la nostra famiglia potesse offrire la propria vicinanza a delle persone in difficoltà. A dicembre siamo rimasti poco più di dieci giorni e abbiamo operato principalmente a supporto della Diocesi di Fermo. Abbiamo lavorato a stretto contatto con gli operatori dell’equipe del terremoto incontrando parroci e svolgendo alcune attività di ascolto e animazione; abbiamo preso parte a tavoli tematici e a riunioni. Ci siamo confrontati con gli operatori del NOE (Nucleo Operativo Emergenze) delle Marche per condividere un calendario di “discese” di operatori esperti da parte delle diocesi della Liguria e programmare il lavoro degli stessi. Sono stati incontri arricchenti per noi, e gli stessi operatori marchigiani ci hanno espresso la loro gratitudine per il lavoro svolto e per le riflessioni condivise. Il lavoro logicamente non si è interrotto con il nostro ritorno a Savona.

Sono sceso nuovamente a fine dicembre per un paio di giorni con il direttore della Caritas don Adolfo; anche lui ha potuto supportare gli operatori fornendo idee e consigli su come affrontare al meglio il difficile e lungo lavoro. Abbiamo inoltre visitato alcune zone della diocesi di Macerata e di Camerino.

L’8 gennaio sono tornato nella Marche per una settimana; questa volta da solo, ma ho trovato validi volontari calabresi ed emiliani a supportarmi nel lavoro. Ci siamo concentrati ancora una volta sulla diocesi di Fermo dove l’equipe locale sta cercando di coinvolgere volontari e le comunità del territorio. Abbiamo però allargato maggiormente il nostro raggio d’azione sulla diocesi di Camerino supportando la neonata equipe diocesana, per partire con una mappatura socio-pastorale e socio-economica della diocesi.

Al mio ritorno, il 14 gennaio, il giorno precedente all’ingresso in diocesi del nostro nuovo Vescovo Mons. Calogero Marino, la Delegazione regionale Liguria della Caritas è rimasta presente sul campo con Matteo e Maria Rita, operatori della Caritas di Genova. Matteo rimarrà un mese e lavorerà con gli operatori marchigiani fornendo supporto alle attività pratiche, ma anche e soprattutto per aiutare il coordinamento regionale e quelli diocesani a predisporre le linee di intervento e le modalità più adeguate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati sempre seguendo il metodo Caritas dell’ascoltare, osservare e discernere”.

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