lunedì 26 Novembre 2012

UN APPELLO PER LA SIRIA

(Novembre 2012)
Sono sempre più drammatiche le condizioni in cui vive la popolazione siriana. Le violenze continuano, come ci conferma mons. Antoine Audo, Presidente di Caritas Siria, nell’appello che ha lanciato nei giorni scorsi alla rete Caritas e che qui di seguito presentiamo.
Infatti, mentre si sta sviluppando la rete di accoglienza dei rifugiati siriani nei paesi confinanti (oltre 400.000 tra Libano, Giordania e Turchia) dove è già attivo il contributo delle Caritas nazionali di questi paesi, l’assistenza all’interno della Siria è molto più difficile e pericolosa.
L’appello contiene due elementi nuovi, una sensibile crescita dell’impegno dello staff nazionale, creato da pochi mesi, che si sforza, con l’aiuto di decine di volontari, di coprire una area sempre più vasta del paese, nonostante l’oggettivo peggioramento della situazione e la difficoltà degli spostamenti.
Si è passati inoltre a una concreta collaborazione con le organizzazioni musulmane; questo elemento assume un grande significato per ricreare condizioni di convivenza fra le varie entità religiose del paese, portate inevitabilmente a sospettare l’una dell’altra in conseguenza del conflitto.
“Almeno 1.500.000 persone sono gli sfollati interni che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni e oltre 2.500.000 sono le persone in grave stato di vulnerabilità. In quasi tutto il paese sono ben 330 gli edifici scolastici pubblici che danno un provvisorio  rifugio a migliaia di sfollati e il loro numero continua a crescere. Molte famiglie hanno vissuto esperienze terrificanti di paura e di violenza e fra queste molte lamentano l’uccisione di uno o più parenti. Il trauma psichico che ne consegue è aggravato dall’improvviso stato di povertà e dall’incertezza del futuro.
La situazione economica interna si è deteriorata: i prezzi dei viveri di base sono aumentati del 50-300 %. C’è scarsità di carburante e di combustibile per l’incombente inverno, i bambini non vanno a scuola, si temono rapimenti, sofferenza e paura attraversano tutto il paese e colpiscono tutte le comunità etniche e religiose.
Le richieste che si presentano agli uffici di Caritas Siria sono innumerevoli ed è stato necessario selezionare le priorità ed elaborare un piano per le persone più vulnerabili in tutto il paese. Saranno beneficiate le famiglie sfollate più in difficoltà, senza dimenticare le persone più povere già presenti fra la popolazione locale, in modo da non creare risentimenti. Lo staff di Caritas Siria selezionerà, grazie alla rete delle parrocchie, delle congregazioni e dei centri di accoglienza, le famiglie prive di reddito, con tre o più figli, o con figli disabili, le vedove e le persone anziane.
Si prevede di poter assistere 1600 famiglie, circa 10.000 persone, nelle seguenti regioni:
− Damasco: 600 famiglie
− Aleppo: 400 famiglie
− Homs : 200 famiglie
− Hassakeh: 100 famiglie
− Zona del Litorale: 300 famiglie
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Il progetto coprirà il periodo Novembre 2012 – Aprile 2013 e prevede di fornire i mezzi per affrontare l’inverno, che in Siria è molto freddo; a seconda delle necessità verranno acquistate stufe, combustibile per il riscaldamento, coperte, materassi, vestiario. Si tratta pertanto di un obiettivo limitato, ma della massima urgenza. Molte fra queste famiglie sono ospitate gratuitamente dalle comunità di accoglienza, che contribuiscono anche con i viveri, ma bisognerà prevedere alcune spese di supporto per gli affitti, che in qualche caso sono richiesti. La necessità di coperte e vestiti nasce da una fuga precipitosa nei mesi estivi, fatta solo con quanto si aveva addosso.
Lo staff di Caritas Siria è operativo dalla sede principale di Damasco e nelle varie regioni, e porrà grande attenzione a rifornirsi del materiale presso i commerciati locali a un prezzo accessibile, tenute presenti le già citate difficoltà del mercato.
I lavoro è organizzato in collaborazione, oltre che con la rete delle parrocchie, anche con ONG musulmane, sia sciite che sunnite, come pure la Mezzaluna Rossa, al fine di identificare e raggiungere la popolazione bisognosa senza alcune discriminazione.
L’appello di Caritas Siria si aggiunge alle precedenti azioni lanciate già nel 2011 per le famiglie di Homs e di Aleppo, alle quali Caritas Italiana ha risposto con un primo contributo di 30.000 euro, ma l’aggravarsi della situazione richiede uno forzo di generosità.
Caritas Italiana fa suo l’appello di Caritas Siria e lo rivolge con grande urgenza a tutte le comunità cristiane per assicurare un aiuto l’immediato, che beneficerà in particolare i bambini, e per le immani necessità che si dovranno affrontare per la ricostruzione del paese.
L’ennesima crisi mediorientale interpella infine ancora una volta la comunità internazionale sulle gravi responsabilità e sull’immenso dolore che nasce dall’incapacità politica di trovare una risposta pacifica alle ricorrenti crisi di quest’area senza pace
Il budget richiesto per il presente appello è di 603.760 Euro
Per sostenere gli interventi in corso nell’ emergenza Siria, si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: “Emergenza Siria 2012”
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
• UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
• Banca Prossima, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474
• Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
Per ulteriori chiarificazioni ci si può rivolgere all’Ufficio Medio Oriente/Nord Africa di Caritas Italiana: mona@caritasitaliana.it Tel:06 661 77 242/268
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AGGIORNAMENTO SUL CONFLITTO IN SIRIA
La situazione attuale
La rivolta in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 contro il quarantennale regime della famiglia Assad, al potere dal 1970. Iniziata con manifestazioni studentesche pacifiche, si è ben presto trasformata in un conflitto terribile, l’ennesimo nel già fragile Medio Oriente. Fonti delle Nazioni Unite parlano di un numero elevatissimo di vittime, tra 30.000 e 37.000, secondo altre informazioni (Limes) i morti sarebbero “molti di più”.
L’HNCR, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha dato (9 novembre 2012) la cifra aggiornata di 408.000 rifugiati accolti nei paesi confinanti, Turchia (110.000) Giordania(circa 200.000) Libano (circa 80.000) e alcune migliaia perfino in Iraq. Gli sfollati interni sono stimati almeno a 1.200.000, mentre almeno 2,5 milioni di siriani avrebbero bisogno di assistenza, dato l’aggravarsi generali delle condizioni di vita.
Si prevede che alla fine dell’anno si possa raggiungere la cifra di 700.000 rifugiati.
Tuttora, dall’inizio di novembre 2012, sempre secondo le Nazioni Unite, alcune migliaia di profughi lasciano ogni giorno il paese. Pertanto, con una popolazione di 20 milioni, la Siria ha circa il 15% degli abitanti in situazioni di grave precarietà, analoga come proporzioni a quanto sofferto in Iraq, ma raggiunta nel breve tempo di 20 mesi.
Il dramma non è solo una escalation di violenza, come appare dai media, ma una vera e propria sanguinosa guerra civile, di cui purtroppo non si vede la fine. I due gruppi contrapposti, l’esercito governativo e i ribelli del Consiglio Nazionale Siriano, sono certamente sostenuti indirettamente da forze esterne, ma non sembrano vicini ad alcun accordo, nonostante l’apertura di negoziati a Doha, nel Qatar. Senza risultati, finora, le due mediazioni tentate dalle Nazioni Unite.
Padre Paolo dall’Oglio, il noto gesuita fondatore del Monastero di Mar Moussa, che da trenta anni vive nel nord della Siria, ha affermato che se le violenze non si fermeranno, c’è da aspettarsi “un genocidio”, soprattutto nella regione a confine con il Libano. Con la fitta trama di alleanze, interferenze e interessi geopolitici di questa regione, c’è il forte rischio che il conflitto si allarghi ai paesi vicini. Il problema va quindi considerato con estrema serietà, come del resto ripete da tempo Benedetto XVI. Il suo tentativo di inviare una delegazione di Cardinali in Siria per sostenere concretamente e simbolicamente la via della riconciliazione non si purtroppo potuto realizzare. L’ iniziativa, senza precedenti, è stata sostituita da una delegazione di Cor Unum in visita in Libano il 9 e 10 novembre, ma mostra quanto la Santa Sede abbia a cuore questo conflitto.
La risposta della rete Caritas
Fino alla fine del 2011 il conflitto era confinata all’interno della Siria, e ancora pochi erano i rifugiati. Tutto quindi si è concentrato su quanto era possibile sostenere Caritas Siria, che però era stata ufficialmente creata solo nel gennaio/ febbraio dello stesso anno. Il Presidente è Mons. Antoine Audo, vescovo di Aleppo. Va ricordato che la comunità cristiana della Siria, circa il 10% degli abitanti, di cui metà cattolici dei vari riti, non aveva ancora maturato la necessità di una struttura nazionale Caritas. Praticamente tutta l’opera sociale della Chiesa era ed è gestita dalle strutture tradizionali delle congregazioni esistenti nel paese (Gesuiti, Salesiani, Servi di
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Maria…) come scuole e ospedali, finanziate da canali propri. Caritas Siria si è trovata perciò a gestire rapidamente una situazione imprevista, riuscendo con uno sforzo notevole a organizzare una prima rete di soccorsi di urgenza nelle città di Homs e di Aleppo a oltre 500 famiglie. Soccorsi effettuati “di corsa”, sotto le bombe, in locali di fortuna.
La situazione muta radicalmente a marzo 2012 con l’arrivo dei rifugiati in Libano, Giordania e Turchia e con la contemporanea crescente difficoltà di comunicare con la Siria, da allora sempre più isolata.
Caritas Libano ha lanciato il primo appello di emergenza nell’aprile 2012 per oltre 12.000 persone (viveri, prodotti igienici, coperte). La spesa prevista (1.200.000 euro) è stata finanziata però solo per il 65%. Un secondo appello di 1.786.000 Euro per circa 15.000 persone è partito a settembre scorso ed è attualmente finanziato al 47,2 %. La dispersione dei profughi in quasi tutto il territorio rende le operazioni più complicate, anche se Caritas Libano può basarsi su una rete diffusa di volontari e su una quasi totale libertà di azione.
Anche Caritas Giordania ha risposto con grande rapidità, concentrando tutto il suo staff nei campi profughi allestiti dal governo, peraltro in condizioni logistiche disagevoli, in pieno deserto. Gli appelli sono stati in parte finanziati dalle Nazioni Unite e da rapporti diretti con alcune Caritas Europee. A Caritas Italiana è stato rivolto un appello di 160.000 euro per 4.000 persone. Ma le necessità saranno prossimamente più gravi e lo stesso re di Giordania lamenta la scarsità di aiuti disponibili.
In Turchia i rifugiati siriani sono presi interamente a carico dal governo turco. Caritas Turchia, una struttura molto piccola, si occupa comunque di alcune centinaia di profughi a Istanbul e in altre località, rimasti senza risorse, e ha dato la sua disponibilità alle autorità per i casi più vulnerabili. A breve apparirà una richiesta più dettagliata.
L’impegno di Caritas italiana
La prima risposta è stata per la Caritas Siria con un finanziamento di 30.000 euro (15.000 per Homs e 15.000 per Aleppo).
Successivamente si è risposto con 30.000 euro per il primo appello del Libano e 30.000 per la Giordania. Oltre ai comunicati stampa e agli articoli su Italia Caritas, in particolare il servizio più particolareggiato nel numero di ottobre 2012.
Mons. Audo ci ha chiamato più volte esprimendo la sua gratitudine.
Molte Caritas Diocesane hanno chiesto informazioni e sembrano desiderose di creare un maggior interesse su questo nuovo aspetto della crisi mediorientale. Due elementi vanno considerati:
1) vi è una certa difficoltà a coprire gli appelli lanciati dalle Caritas confinanti con la Siria;
2) la ricostruzione, materiale e spirituale, della Siria sarà un’opera immane che impegnerà gli anni a venire.
L’Ufficio per il Medio Oriente/Nord Africa si impegna a fornire ulteriori elementi di informazione e di aggiornamento per le Caritas Diocesane e auspica una risposta generosa per l’appello qui presentato.

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